giovedì 18 gennaio 2018

Mostra di capolavori d'arte a Legnano

Domenica scorsa ho visitato a Legnano (MI), città dove io abito, una meravigliosa mostra dal titolo:
''Il dialogo infinito con la natura'', una rassegna di oltre cinquanta capolavori d'arte che vanno da G.Induno a De Pisis e da Morandi a Morlotti.
Le sale storiche di Palazzo Leone da Perego ospitano questa rassegna promossa dalla Fondazione Cariplo, dalla Fondazione Comunitaria Ticino Olona e il Comune di Legnano.
 
Gerolamo Induno - Pescarenico
Il percorso espositivo, curato dalla storica dell’arte Giovanna Palamidese e da Lucia Molino, responsabile della Collezione Cariplo, in collaborazione con Paola Viotto, si svolge attraverso quattro sezioni:
 
La luce che svela, Lombardia terra acquosissima, La natura in un frammento, Tradizione e innovazione. 
 
B. Longoni - Mietitura
 
E svela l’incanto di oltre cinquanta opere tra cui dipinti di Gerolamo Induno, Emilio Gola, Carlo Cressini, Emilio Longoni  e dei maggiori esponenti del XX secolo, Mario Sironi,  Filippo De Pisis, Giorgio Morandi, Renato Guttuso, Felice Casorati, Ennio Morlotti, provenienti dalle raccolte d’arte della Fondazione Cariplo, di prestigiose istituzioni (Gruppo Banco BPM, Museo MA*GA) e collezioni private. 

Giorgio Morandi - Natura morta
 
Un suggestivo e affascinante viaggio nella pittura lombarda, tra gli ultimi decenni dell'Ottocento e la prima metà del Novecento, per svelare l’incanto del paesaggio lombardo. Lo sguardo del visitatore spazia - contemplandone la bellezza - tra la pianura, le colline, nel mondo incontaminato dell'alta montagna, lungo il percorso dei fiumi e dei grandi laghi, fino ai canali che attraversano Milano e irrigano le campagne.

E. Longoni - Montagna
 Dai grandi panorami e spazi infiniti fino a scrutare i lenti cambiamenti, in un incessante dialogo con la natura per rivelarne l’essenza.

R. Guttuso - Il Bosco
E questa bellissima rassegna che viene offerta alla comunità vuole essere una viva testimonianza del Comune di Legnano a tutela di un condiviso patrimonio di cultura e valori.

La Mostra durerà fino al 4 Marzo e l'ingresso è libero. Suggerisco di andare a visitarla, chi può!

mercoledì 10 gennaio 2018

Il senso dell'humor

Durante le vacanze Natalizie sono andato come al solito in Trentino e durante le mie visite a Musei, Fiere e Castelli, mi è capitato osservare o sentire alcune persone privi minimamente del ''senso di humor'' verso alcune situazioni. Ad esempio fare lunghe file o altri ''divertenti'' eventi, lamentandosi a voce alta e cadendo loro stessi nell'umorismo involontario: ''Dicono o fanno qualcosa di cui tutti ridono, e il loro stupore suscita ancora più ilarità''

Il senso dell'umorismo può essere la più grande risorsa di una persona. Secondo me è una capacità che può permetterti di facilitare le interazioni con gli altri, migliorare la tua salute e anche aiutarti a stemperare l'atmosfera nelle situazioni difficili.
Molti ignorano che non è necessario essere divertenti per avere senso dell'umorismo, ma basta imparare a vedere il lato positivo delle cose.

Foto dal Web

Il senso dell'umorismo altro non è che un modo intelligente, creativo ed ingegnoso di decodificare e interpretare la realtà, evidenziandone gli aspetti bizzarri, insoliti e divertenti;  possedere il senso dell’umorismo significa riuscire a considerare le vicende della vita con distacco partecipe, senza cattiveria, malevolenza, né cinismo.
Non dovrebbe pertanto meravigliarci il fatto che sia stato verificato da vari studi, che “sorridere” fa star meglio, psicologicamente e fisicamente.
Il piacere associato alla risata è riconducibile ad un vero e proprio piacere nel venire a contatto con la propria energia psichica.
Da un punto di vista psicologico cioè l’umorismo può essere considerato come un’importante valvola di sicurezza per soddisfare bisogni repressi e scaricare l’aggressività.

Foto dal Web


Freud si era interessato a quello che lui definiva il “motto di spirito”(la battuta, la barzelletta, la storiella divertente) considerandolo come la capacità che una persona ha di trasmettere, di vivere, di immaginare, contenuti riconducibili all'aggressività, superando nel contempo la censura del Super-Io.


Albert Einstein (dal Web)
Il piacere associato al riso sarebbe pertanto riconducibile al fatto che non solo il soggetto riesce nell’intento di comunicare all'interlocutore la propria carica psichica, ma riesce a farlo evitando il disagio che avrebbe sperimentato qualora la censura del Super-Io fosse stata violata esplicitamente.

Per concludere ricordiamocelo ancora per tutto l'Anno 2018:
''Un pò di humor aumenta le endorfine (molecole del benessere) e influisce positivamente sul nostro sistema immunitario''.

mercoledì 20 dicembre 2017

Auguri di Buone Feste


STEFANO di
 
''SEMPLICI CONVERSAZIONI''

augura a tutti gli amici Blogger




E
 
 

 
 
A presto!!!

venerdì 15 dicembre 2017

Il Ponte di Rialto a Venezia

Durante le festività di Sant'Ambrogio e l'Immacolata sono andato a Venezia perché dovevo ritirare un documento per mio figlio in Comune (fino all'anno scorso ha vissuto a Venezia per più di 10 anni).
Molti di voi sanno che gli uffici del Municipio della città lagunare si trovano a Ca' Farsetti (o Palazzo Farsetti Dandolo) e nell'adiacente Palazzo Loredan, situati nel Sestiere di San Marco e affacciati sul Canal Grande, vicino al Ponte di Rialto.

Cà Farsetti - Municipio di VE

Venendo a piedi da Piazzale Roma devi per forza attraversare il Ponte per andare in Comune.
Tutte le volte che lo attraverso, salgo in cima, ma mi devo fermare per ammirare, oltre alle botteghe, il Canal Grande, il Mercato e il paesaggio attorno.
Il primo Ponte di Rialto è stato costruito circa nel 1180 dall'architetto Nicolò Barattieri, già conosciuto a Venezia.
Rialto era il punto nevralgico del commercio veneziano ed internazionale, in questa zona i mercanti si riunivano a comprare e vendere mercanzia.
La vivacitá della zona ispiró molti artisti come Pietro Aretino, che da palazzo Bolani Erizzo osservava il mercato e lo descriveva nei suoi scritti, V. Carpaccio che ha dipinto la zona del mercato.
L'idea di costruire un ponte in questa zona così importante era nata per facilitare ai mercanti l'attraversamento del Canal Grande, e quindi ridurre i tempi e le scomodità.

Ponte di Rialto

Il ponte — il primo sul Canal Grande — venne inizialmente costruito affiancando delle barche e fissandovi sopra delle assi di legno. In origine questo ponte rispondeva al nome del Quartarolo, ovverosia il costo del traghetto che veniva utilizzato in precedenza per accedere alla zona.
In seguito, tra il 1264 e il 1265, il ponte venne costruito in legno su palafitte, ma nel 1310 venne distrutto dai congiurati della insurrezione guidata da Bajamonte Tiepolo in fuga dalle truppe del doge.

Il ponte venne presto ricostruito e resistette fino al 1444, anno in cui crollò sotto il peso dei cittadini saliti guardare il corteo organizzato per l'arrivo della Marchesa di Ferrara, figlia di Alfonso V d'Aragona.
Dopo l'incidente il ponte venne costruito più largo — levatoio al centro — sorretto da sei piloni e con le botteghe ai lati. Il costo della nuova costruzione fu di 2.323 ducati. Questo ponte durò quasi un secolo e mezzo e venne più volte ristrutturato, finché non venne presa la decisione di costruire il Ponte in pietra.
Diversi progetti vennero presentati al Senato, finché nel 1588 iniziarono i lavori coordinati dall'ingegnere Antonio Da Ponte. I lavori, subendo una battuta d'arresto a causa degli oppositori, contrari alla costruzione di un ponte in pietra, si conclusero nel 1591. Nei secoli ha subito interventi di restauro, ma il ponte costruito dal Da Ponte è quello che tutt'oggi unisce la Riva del Vin con la Riva del Ferro.

Il ponte è costituito da un'unica arcata lunga 28 metri e alta 7,5 metri sostenuta da 12.000 pali di legno di olmo. Su ogni lato del ponte sono posizionate sei botteghe in modo da suddividere il ponte in tre rampe di salita per lato, quella centrale larga circa 20 metri e le due laterali larghe 3 metri ciascuna. Le botteghe vengono unite al centro del ponte da due grandi archi con in chiave di volta delle teste marmoree. Sul lato dell'arcata che guarda verso il Ponte dell'Accademia, lato sud, si trova scolpita da Agostino Rubini l'Annunciazione con l'Angelo Gabriele, la Vergine Maria e la "Colomba" al centro, che sta ad indicare la data di fondazione di Venezia, il 25 marzo 421.
Sul lato dell'arcata che guarda verso la Ca' d'Oro, lato nord, invece sono stati scolpiti da Tiziano Aspetti San Marco e San Teodoro (Todaro), i due santi protettori di Venezia.
 
Per me il Ponte di Rialto rimane in assoluto il più bello d'Europa!

mercoledì 29 novembre 2017

La ''bottega e il bistrot'' di Lapo

Domenica scorsa sono andato a visitare, il Garage Italia Customs, che è stato inaugurato all'inizio di Novembre a Milano. Finalmente si è concretizzata, con una ristrutturazione dell'Architetto Michele De Lucchi, la nuova idea di Lapo Elkan (nipote dell'Avv. Agnelli), ovvero una specie di atelier dove artigiani d'eccellenza personalizzano ogni tipo di mezzo di trasporto, a secondo dei gusti della clientela.
Guardando la lista, sia del bar che del ristorante, non mi è sembrato una ''bottega'' con prezzi modici e nemmeno il ''bistrot'', visto che lo gestisce Carlo Cracco (famosissimo Chef della TV).

Lo storico ex distributore Agip, voluto da Enrico Mattei in Piazzale Accursio a Milano, torna finalmente ai passati splendori dopo un lungo periodo di incuria per ospitare la nuova sede generale di Garage Italia. La struttura che risale ai primi Anni 50, grazie al suo tetto ad U, sin da subito era apparsa diversa rispetto ai tradizionali distributori.

Garage Italia - Esterno
 
Essa è basata su più piani, con tanti richiami al mondo auto: al piano terra c’è una nuvola composta da oltre 1.100 modellini di autovetture, sospese sopra l’area Bar, e troviamo anche un simulatore professionale per guidare ‘in pista’ una Ferrari GT.
Al primo piano, dove è situato il Ristorante Garage Italia, c’è al centro la carrozzeria di una Ferrari 250 GTO trasformata in cocktail station, e sul soffitto la sagoma di una pista elettrica giocattolo.

Il Bistrot interno con la Ferrari
Al piano sottostante, quello dei servizi igienici, non manca la creatività: l’interno di una barca Riva, con lavandini e sanitari in acciaio di color rame e il teak per pavimento e pareti.

In sintesi è un locale alla moda e ne vale la pena andarci almeno una volta per curiosità!
Il garage Italia si trova precisamente in Viale Certosa, angolo Piazzale Accursio 86 a Milano.

mercoledì 22 novembre 2017

La pregiata collezione di Guido Sforni al FAI

Il FAI si arricchisce di una nuova importante donazione: la Collezione Guido Sforni (1935 – 1975), una serie di opere su carta di alcuni dei più rappresentativi artisti italiani e stranieri attivi nella prima metà del secolo scorso. Donata al FAI da Clara Lavagetti Sforni, moglie del collezionista precocemente mancato, e dalle figlie Bianca e Maria Chiara Sforni, la raccolta entrerà a far parte della collezione permanente di Villa Necchi Campiglio a Milano, contribuendo ad arricchirne il racconto. Per la prima volta esposta al pubblico, la collezione trova la sua naturale collocazione nella Villa ed è stata aperta al pubblico a partire dal 15 novembre 2017.

FAI - Villa Necchi Campiglio
In armonico dialogo con la Collezione Claudia Gian Ferrari custodita nella villa dal 2008, il nuovo nucleo di opere è stato allestito nella stanza che un tempo ospitò, durante i suoi soggiorni milanesi, il principe Enrico D’Assia all’epoca scenografo presso il Teatro alla Scala; da qui la denominazione la “Stanza del Principe”. Gli ambienti, che meglio conservano l’impronta progettuale originaria di Piero Portaluppi con arredi, decori e dettagli architettonici tipici dello stile lineare e geometrico degli inizi del ‘900, sono stati riadattati per ospitare la Collezione Guido Sforni.

Amodeo Modigliani
Composta da 21 opere su carta realizzate da artisti che hanno segnato il panorama artistico del Novecento - quali Henri Matisse, Pietro Marussig, Pablo Picasso, Amedeo Modigliani, Mario Sironi e Lucio Fontana - la collezione esprime la naturale passione che Guido Sforni coltivò fin dagli anni dell’adolescenza per le arti figurative e che portò avanti attraverso lo studio di libri d’arte e visite ai musei nei numerosi viaggi in Italia e all’estero.
Pablo Picasso
Laureatosi in legge all’Università di Pisa, Guido Sforni mantenne sempre uno sguardo vivo sul mondo dell’arte; l’amicizia con il poeta e critico d’arte Raffaele Carrieri e i continui confronti con lo zio collezionista Lando Sforni influenzarono la creazione della collezione che andò via via formandosi fino a diventare un insieme assai omogeneo. Le visite frequenti alle gallerie più significative di Milano - Ettore Gian Ferrari, Giorgio Marconi, Peppino Palazzoli, Zita Vismara - le lunghe conversazioni sugli artisti e sul mercato dell’arte negli anni 1960/70 e l’attenta analisi dei cataloghi delle maggiori case d’Aste, furono foriere di oculati acquisti.


Pietro Marusstig, "Testa di donna", Collezione Sforni, Villa Necchi Campiglio (Milano)
Pietro Marussig

Lucio Fontana
 












                                       
Ambientata negli spazi anni Trenta della Villa, che rappresentano la cornice ideale per le opere esposte, la collezione donata al FAI è composta da: un carboncino di Mario Sironi, un'interessante ''Testa di donna'' del triestino Pietro Marussig,  sette disegni di Pablo Picasso provenienti dalla ricchissima produzione legata al tema ''Les Déjeuners sur l’herbe''tre importanti ritratti di Henri Matisse; otto disegni di Amedeo Modigliani, e un’opera grafica di Lucio Fontana.